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Il Playback Theatre
a cura di Nadia Lotti

Il Playback Theatre è una forma originale di improvvisazione teatrale in cui la gente racconta eventi reali della propria vita, e poi li guarda rappresentati immediatamente.
Il Playback Theatre spesso ha luogo in setting teatrali, con una compagnia addestrata di attori che mettono in azione le storie dei membri dell’uditorio; oppure l’occasione può essere l’incontro di un gruppo privato dove i membri stessi diventano attori per le storie narrate.
C’è una struttura definita, anche se essa può essere adattata in molti modi.
Ogni esperienza della vita può essere narrata e rappresentata nel Playback Theatre, dalla mondana alla trascendente, dall’ilare alla tragica e qualche storia può contenere tutte queste caratteristiche.
Il processo è efficace a pressoché ogni livello di abilità da parte degli attori.
Tutto ciò che é necessario é rispetto, empatia e piacere di rappresentare.
D’altro lato, specialmente per coloro che lavorano con il Playback in contesti teatrali, c’è anche spazio per una notevole sofisticazione artistica.




La prima compagnia di Playback Theatre é stata fondata nel 1975, da Jonathan Fox, la moglie Jo Salas con il ruolo di musicista ed un gruppo di persone con il ruolo di attori fra le quali molte provenienti dall’ambiente dello Psicodramma ed altre da esperienze di teatro tradizionale.
J. Fox si era formato come Psicodrammatista al Moreno Institute di Beacon dove aveva peraltro ricevuto riconoscimenti e sostegno nella sperimentazione di questo nuovo metodo.
Il gruppo ha lavorato per undici anni con un crescente e veloce sviluppo.
Dopo i primi anni alla ricerca di una sempre migliore definizione del metodo, è seguito un periodo caratterizzato da un’attività stabile di rappresentazioni che si tenevano in un luogo pubblico ogni primo venerdì del mese.
E’ iniziata poi un’intensa attività di performance in diverse strutture pubbliche e private rivolte ad un pubblico molto diversificato (bambini, anziani, malati, pazienti psichiatrici, giovani,...)
Dagli anni ottanta il Playback Theatre ha varcato le frontiere degli Stati Uniti lasciando i germi per una rapida espansione in diversi Paesi nel mondo.
Attualmente nel mondo operano diverse compagnie distribuite in più di 15 nazioni.
In ordine cronologico troviamo: Australia e Nuova Zelanda dal 1980; Giappone dal 1984; Europa dal 1986.Dal 1991 inoltre si tengono Convention e Conferenze a scadenza annuale o biennale.
Nel 1993 infine è sorta la Scuola di Playback Theatre che gestisce corsi di formazione nel periodo estivo in un college a Poughkeepsie nello stato di New York nelle vicinanze di Beacon ed altri Seminari in altre parti del mondo durante il resto dell’anno.




Nel Playback Theatre noi abbracciamo lo svelamento della vita e la spontaneità innata degli individui e delle comunità.
Valorizziamo il bisogno universale di affermazione e connessione tra sé e gli altri.
Nel Playback Theatre la rappresentazione spontanea dell’esperienza personale crea connessioni fra le persone onorando la dignità, il dramma e l’universalità delle loro storie.




La possibilità di rispondere al bisogno umano di narrare e di ascoltare storie è uno dei vantaggi che il Playback si attribuisce.
Il Playback, attraverso la rappresentazione scenica, riesce poi ad andare oltre al racconto cercando di riscoprire il significato profondo dell'esperienza umana per condividerla con gli altri.




"L’idea che
...ognuno é un attore…
é uno dei valori fondamentali del Playback Theatre” (J.Fox)


Infatti, attraverso il processo del Playback é possibile proporre delle esperienze significative anche con uno staff di attori poco preparato.
Il significato e l’essenza del Playback viene trasmesso indipendentemente dal livello di abilità degli attori e quel che occorre é rispetto, empatia e piacere di rappresentare.




Se viene rispettato il rituale e favorita l’attivazione della spontaneità e della creatività il Playback Theatre funziona.




Il Playback Theatre é spontaneo - é un teatro creato attraverso una speciale collaborazione fra artisti e pubblico.
Qualcuno narra una storia o un momento della sua vita, sceglie gli attori per i differenti ruoli e poi guarda la storia immediatamente ricreata e offerta in forma e coerenza artistica.
Sia in teatri pubblici, laboratori, setting clinici o educativi, il Playback Theatre onora le storie della gente, connette gli uni agli altri, creando un più profondo senso comunitario.




Il Playback T. é un teatro comunitario.
Il Playback connette le esperienze di una persona con quelle delle altre implicate nella performance.
Esso coinvolge individui e gruppi, unicità e umanità...
Una delle nostre costanti mete é di creare un ponte che renda intelligibile agli altri l’esperienza di una persona.
In questo modo assistiamo allo sviluppo delle comunità.
Spesso nelle performance la persona che non ha parlato parla, o il tema emergente di una performance apre drammaticamente gli occhi alla comunità su cosa é importante in quel momento.




"Può verificarsi uno sviluppo e un cambiamento nella comunità.
Forza e fragilità diventano evidenti senza giudizio o critica, e le persone, gli interi gruppi sono in grado di guardare avanti e ampliare la propria visione individuando i propri obiettivi.”
(J.Fox)




Il Playback T. si considera un teatro povero, non necessita di grandi espedienti scenografici ma, fondandosi sull’essenzialità, sceglie di utilizzare pochi elementi scenici all’interno del quale poter giocare creativamente, anche attraverso la simbolizzazione, tutto il possibile.




E’ lo spazio vuoto che invita gli attori a rendere coreografica la loro rappresentazione utilizzando pochi attrezzi e qualche accorgimento scenico in questo elementare set.
Non occorre un palco ed è possibile delimitare l’area con semplici attrezzi (una pedana, un tappeto, una linea che segna il limite...), ed è preferibile facilitare il passaggio fra una zona e l’altra senza interporre barriere architettoniche.
I materiali di scena sono costituiti da pochi oggetti (teli colorati, un cappello, un bastone, un pupazzo morbido,...) che in genere sono sistemati su una struttura di appoggio su un lato del palcoscenico.
Dall’altro lato rispetto ai materiali, si trova il musicista con i suoi strumenti. (semplici strumenti a percussione e sonagli di diverso genere, un flauto, o una chitarra,…).
Sul fondo sono allineate le sedie o cubi per gli attori in quantità relativa al numero di questi ultimi.
Nella zona antistante al palcoscenico, vicino all’uditorio, ci sono le due sedie, una per il conduttore e l’altra per il narratore.
Il posto per il conduttore è quello più vicino al pubblico mentre il narratore starà fra il conduttore e gli attori






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